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La forma di Stato che ha contraddistinto la storia recente del mondo Occidentale è quella denominata liberaldemocratica, un binomio che indica come lo Stato moderno si basi su differenti regole procedurali e assiomi per gestire il potere di cui è possessore; da una parte la democrazia, dall’altro il liberalismo.

La democrazia, solitamente, viene intesa, etimologicamente parlando, come “governo del popolo”, del demos, ossia dei cittadini che sono di diritto parte della comunità nazionale. Essa si basa su alcune regole ideate da moltissimi pensatori dell’epoca recente e non, filosofi e addetti ai lavori che hanno visto susseguirsi differenti momenti della storia e differenti forme di regime.

Uno dei teorici più importanti è Robert A. Dahl (1915-2014), padre della scuola del pluralism e luminare degli studi sul fenomeno democratico. La sua “Prefazione alla teoria democratica” (1956) segna il punto di partenza di una riflessione durata quasi mezzo secolo. Il libro che descrive la sua visione pluralista è “Who Governs?” (1961), studio di caso del potere politico e della rappresentanza a New Haven, nel Connecticut. Tramite la sua analisi, Dahl, comprende i diversi poli di potere che governano a New Haven: partiti, associazioni di categoria, istituzioni, burocrazie, criminalità organizzata, magnati ecc. Altro lavoro fondamentale per comprendere la visione di Dahl è: “Poliarchia, partecipazione ed opposizioni nei sistemi politici” (1971).

Dahl, quindi, studioso del fenomeno definisce empiricamente il concetto di democrazia, ossia: “il regime democratico è un regime che presenta un suffragio universale maschile e femminile esercitato tramite elezioni libere competitive, ricorrenti e corrette, più di un partito e diverse e alternative fonti di informazioni.”

Fin qui tutto nella norma: la democrazia è una forma di gestione del potere in mano al popolo che tramite libere elezioni sceglie chi dovrà governare per un periodo di tempo secondo le proprie preferenze e informazioni. La domanda da porsi è: tutto qui? La risposta ovviamente è no.

Un’altra definizione che ci offre Dahl è quella di Poliarchia, che sembra riflettere meglio la verità effettuale delle cose e il reale funzionamento delle democrazie liberali. Poliarchia, o governo dei poli, è una forma di gestione del potere politico che, come suggerisce la parola, è in mano a più centri decisionali e, quindi, a più centri di potere: poteri economici, poteri politici, sindacati, burocrazie, organizzazioni criminali, logge deviate. Nello Stato di Diritto moderno, il potere viene idealmente diviso in tre settori: esecutivo, il governo in senso stretto; legislativo, l’assemblea dei rappresentanti del popolo (il Parlamento); giudiziario, le magistrature e le corti di giustizia. Sostanzialmente uno Stato di Diritto è l’ideal-tipo dove il potere è esercitato dai governi e dai parlamenti, espressioni delle associazioni politiche del territorio e dalle magistrature. La domanda da porsi è: tutto qui? Ovviamente no.

Interpretando il concetto di Poliarchia possiamo comprendere come i Poli, nello Stato di Diritto e nelle democrazie, non sono quelli definiti da menti eleganti e finissime come quella di Montesquie e di altri teorici della democrazia…. la situazione risulta molto più complicata; ovviamente non stiamo denigrando l’opera di luminari di questa portata, anzi, grazie alle loro definizioni possiamo comprendere meglio come la realtà funziona, d’altronde anche loro l’avevano da sempre capito, quello che hanno fatto però è dare un cammino da seguire per poter migliorare il mondo in cui siamo immersi.

Dietro le libere elezioni e la scelta tra diverse opzioni partitiche offerta da Dahl e il potere giudiziario delle magistrature, esistono moltissimi poteri formali, informali, criminali, economici e, molto spesso, statali che influenzano la vita di un Paese, specie nel caso dell’Italia. Proviamo a dare uno sguardo su come un potere criminale ed una loggia massonica deviata hanno influenzato e influenzano la vita democratica del nostro Paese.

In Calabria abbiamo circa 400 amministrazioni locali, con un consiglio eletto, un sindaco ed una giunta, comuni governati da differenti partiti che competono nelle elezioni, ma, come tutti sappiamo, tranne se abbiamo l’intuito di un pesce palla, la Calabria è la patria di una delle organizzazioni criminali più potente al mondo: la c.d. ‘Ndrangheta.

Da quanto riporta openpolis: “La Calabria è la regione più colpita da casi di infiltrazioni mafiose nelle istituzioni locali: 117 commissariamenti nell’intero periodo 1991-2019 (9 dei quali annullati dai giudici amministrativi), mentre in 51 casi la procedura di accesso si è conclusa con un’archiviazione. Le province più colpite sono quelle di Reggio Calabria (67 commissariamenti), Vibo Valentia (23 commissariamenti) e Catanzaro (14 commissariamenti). Nell’ultimo decennio il numero dei commissariamenti è cresciuto in modo significativo: 69 i decreti di commissariamento (di cui solo 2 annullati).”

Stiamo parlando di più o meno il 25% di comuni commissariati per infiltrazione mafiosa, come insegna Gratteri infatti, la ‘Ndrangheta in Calabria muove circa il 30% dell’elettorato: la ‘Ndrangheta vota e fa votare. Qui abbiamo già un esempio lampante di come un potere informale e criminale influenza e detta legge nella Poliarchia.

Proviamo a fare un altro esempio storico di caratura nazionale per poter comprendere di cosa si sta parlando. Riporta la Treccani: “La P2 (Propaganda 2) Loggia massonica coperta (i cui membri cioè non sono conosciuti dagli affiliati ad altre logge), originariamente appartenente al Grande Oriente d’Italia. Formalmente sciolta nel 1974 e surrettiziamente ricostruita nel 1975, sotto la guida di L. Gelli si trasformò in una potente forza occulta in grado di condizionare il sistema economico e politico italiano. La scoperta e la pubblicazione (1981) degli elenchi degli affiliati e del programma dell’associazione aprirono un caso politico e giudiziario. Sciolta d’autorità in quanto associazione segreta, fu oggetto di un’inchiesta parlamentare e di vari procedimenti giudiziari.”

La P2 quindi era, e forse è, una organizzazione massonica deviata che aveva l’intenzione di condizione il sistema politico-economico italiano, obiettivo che è stato sintetizzato nel documento denominato Piano di rinascita democratico, sequestrato a M. Grazia Gelli nel 1981, figlia di Licio Gelli.

I punti salienti del documento sono per esempio:

“1. L’ aggettivo democratico sta a significare che sono esclusi dal presente piano ogni movente od intenzione anche occulta di rovesciamento del sistema.

2. il piano tende invece a rivitalizzare il sistema attraverso la sollecitazione di tutti gli istituti che la Costituzione prevede e disciplina, dagli organi dello Stato ai partiti politici, alla stampa, ai sindacati, ai cittadini elettori.

3. Il piano si articola in una sommaria indicazione di obiettivi, nella elaborazione di procedimenti – anche alternativi – di attuazione ed infine nell’elencazione di programmi a breve, medio e lungo termine.

4. Va anche rilevato, per chiarezza, che i programmi a medio e lungo termine prevedono alcuni ritocchi alla Costituzione successivi al restauro delle istituzioni fondamentali.”

Ancora, da quanto riportato nel documento, nei confronti del mondo politico le procedure erano:

“Nei confronti del mondo politico occorre o selezionare gli uomini – anzitutto – ai quali può essere affidato il compito di promuovere la rivitalizzazione di ciascuna rispettiva parte politica (per il PSI, ad esempio, Mancini, Mariani e Craxi; per il PRI: Visentini e Bandiera; per il PSDI: Orlandi e Amidei; per la DC: Andreotti, Piccoli, Forlani, Gullotti e Bisaglia; per il PLI: Cottone e Quilleri; per la Destra Nazionale (eventualmente): Covelli); o in secondo luogo valutare se le attuali formazioni politiche sono in grado di avere ancora la necessaria
credibilità esterna per ridiventare validi strumenti di azione politica; o in caso di risposta affermativa, affidare ai prescelti gli strumenti finanziari sufficienti -con i dovuti controlli- a permettere loro di acquisire il predominio nei rispettivi partiti; o in caso di risposta negativa usare gli strumenti finanziari stessi per l’immediata nascita di due movimenti: l’uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l’altro sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali, e democratici della Destra Nazionale). Tali movimenti dovrebbero essere fondati da altrettanti clubs promotori composti da uomini politici ed esponenti della società civile in proporzione reciproca da 1 a 3 ove i primi rappresentino l’anello di congiunzione con le attuali parti ed i secondi quello di collegamento con il mondo reale. Tutti i promotori debbono essere inattaccabili per rigore morale, capacità, onestà e tendenzialmente disponibili per un’azione politica pragmatistica, con rinuncia alle consuete e fruste chiavi ideologiche. Altrimenti il rigetto da da parte della pubblica opinione è da ritenere inevitabile.”

Per il giornalismo invece:

“Nei confronti della stampa (o, meglio, dei giornalisti) l’impiego degli strumenti finanziari non può, in questa fase, essere previsto nominativamente. Occorrerà redigere un elenco di almeno 2 o 3 elementi, per ciascun quotidiano o periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro. L’azione dovrà essere condotta a macchia d’olio, o, meglio, a catena, da non più di 3 o 4 elementi che conoscono l’ambiente. Ai giornalisti acquisti dovrà essere affidato il compito di “simpatizzare” per gli esponenti politici come sopra prescelti in entrambe le ipotesi alternative 1c e 1d. o acquisire alcuni settimanali di battaglia; o coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso una agenzia centralizzata; o coordinare molte TV via cavo con l’agenzia per la stampa locale; o dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna ex art. 21 Cost.”

Anche se abbiamo presentato due esempi noti, si può evincere come nelle democrazie il pericolo di una concentrazione del potere politico nelle mani dei “molti pochi” può causare dei danni alla vita di un Paese tramite azioni non immediatamente individuabili ma comunque presenti. Una delle motivazioni per cui poteri informali e poli potrebbero ledere alla vita di un Paese è la precarietà economica degli individui che ne fanno parte, pronti per esempio per necessità a piegarsi alle organizzazioni criminali, oppure alla concentrazione di ricchezza e di influenza nelle mani di pochi in grado di influenzare la vita di un Paese intero, caso della P2.

“La democrazia esiste laddove non c’è nessuno così ricco da comprare un altro e nessuno così povero da vendersi.” J.J. Rousseau

 

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