Politica Locale

D’Alessandro: la Calabria zona rossa è uno schiaffo a tutti noi che deve risvegliarci

Il sindaco di Rovito, Felice D’Alessandro, sfoga in un post su Facebook il rammarico per l’ennesimo “schiaffo” dato alla Calabria, sintetizzando così gli animi di un popolo, il suo, quello calabrese, che vessa da decenni condizioni di precarietà:
‘Buongiorno amici cari, un buongiorno amarissimo quest’oggi, ancor più amaro sarà domani per tanti non poter lavorare, vedere la propria attività chiusa e quel barlume di speranza svanire all’orizzonte. Sono vicino a tutti quanti voi, come Sindaco, consigliere provinciale e professionista. Dobbiamo dirci una cosa con grande franchezza però, negli ultimi 10-15 anni abbiamo visto naufragare la nostra sanità senza fiatare, annichiliti da una politica inesistente e inconsistente. Non abbiamo saputo mobilitarci, non abbiamo saputo insieme Istituzioni e Cittadini bloccare la Calabria per salvarla dal lock-down sanitario che non arriva ieri con l’ordinanza del Ministero della Salute e con le parole del Premier Conte, arriva da lontano, dalle siringhe che venivano pagate 80 euro l’una, dagli ospedali cattedrali nel deserto per valorizzare un terreno e permettere a qualche privilegiato di imboscarsi, per finire alle terapie intensive non attivate e ai tanti soldi non spesi sia per colpa della politica regionale, sia di un commissariamento che finora è stato piuttosto un immobilizzazione della sanità regionale.’
Lo sfogo prende di mira anche la politica e si declina in una presa di consapevolezza delle scelte sbagliate della classe dirigente tutta:
‘Sono incazzato? Sì lo sono, in primis con me stesso, che troppe volte come tanti calabresi ho creduto all’impegno dei nostri politici regionali e nazionali, per darci una sanità dignitosa e poi con i partiti, tutti da destra a sinistra, che non hanno fatto nulla per cambiare questa classe dirigente disastrosa… E che purtroppo credo continueranno a legittimarla nuovamente per le prossime regionali. La Calabria zona rossa è uno schiaffo a tutti noi che deve risvegliarci, farci rinsavire, non solo al momento del voto, ma da subito per chiedere una classe politica nuova che non debba sempre, soprattutto nel centrosinistra, andare a pescare il Papa straniero perché non si è stati in grado per decenni di formare una classe politica capace di animare i territori, di parlare con la gente, una classe politica di cui i calabresi si potessero sentire orgogliosi e da cui si sentano rappresentati.’
Il messaggio si conclude con una richiesta di presa di coscienza, un afflato di senso civico che la comunità calabrese deve emettere per cambiare definitivamente il suo corso:
‘Basta partigianerie, basta guardare la propria “sacchetta” come tanti che oggi si lamentano e in passato hanno portato acqua a politici e politicanti di ogni specie. Basta con queste umiliazioni per la Calabria, insieme, perché solo insieme possiamo farlo, lavoriamo per una nuova politica, che non significa nuovi candidati, ma un nuovo metodo di selezione, di lavoro, di rappresentanza. Un politico non può prescindere dai cittadini, è responsabilità di tutti noi quindi cambiare mentalità e mettere da parte favori e favoricchi, promesse e buste della spesa, e iniziare a pensare che la vita per ciascuno di noi è di più e non può passare che da un’assistenza sanitaria dignitosa, da un welfare territoriale ben strutturato e anche dalla richiesta al Governo di investire per un malato calabrese le stesse cifre che si spendono per un malato lombardo, ligure o abruzzese. Affronteremo anche questa e con la nostra resilienza sono certo che ne usciremo, un po’ ammaccati, ma torneremo a vivere. Però non perdiamo più tempo, è il momento di cambiare le cose, di impegnarci tutti per non permettere più che a pagare siano i più deboli, perché pian piano tutti siamo “i più deboli” se non diamo voce alla comunità con dignità e sentire comune.’

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