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Coronavirus, Rende la proposta di F. Adamo: La fase due tra innovazione, sicurezza e rilancio del territorio

L’emergenza Covid-19 sta mettendo a dura prova quegli anticorpi che, in passato, hanno garantito la tenuta sociale dell’intero Paese. La politica, a tutti i livelli, deve porre in essere misure e protezioni utili a uscire , gradualmente, da questa emergenza sanitaria, sociale ed economica. Mai come adesso è necessario superare appartenenze e posizionamenti ponendo al centro il bene comune , in Italia così come alle nostre latitudini.

Visto e considerato, inoltre, che l’impegno politico è una pratica che non si espleta esclusivamente nelle Istituzioni, sento il dovere di sottoporvi una mia riflessione, figlia della vicinanza e dell’immedesimazione nei confronti di tanti cittadini, me compreso, che dovranno affrontare le molteplici difficoltà di una ripartenza che presenterà diverse incognite sotto diversi aspetti. Andiamo incontro alla fase 2 anche se, al momento, non ci sono delle disposizioni precise. Un settore che, inevitabilmente, subirà una drammatica crisi sarà quello della ristorazione e dell’intrattenimento in senso più ampio. L’obbligo al distanziamento sociale porta con se la necessità di avere degli spazi atti a garantirlo. La riapertura necessiterà, inevitabilmente, di investimenti dei privati per la sanificazione e per la messa in opera di tutti i presidi necessari per là prevenzione. A Rende , dove il settore riparte da una situazione di precarietà pregressa, la “ ripartenza” ha molte incognite. Partiamo da un presupposto: la messa in opera di tutti i presidi di prevenzione , avrà bisogno di risorse economiche e di spazio.

Ci saranno situazioni in cui mancherà una o l’altra condizione , o entrambe. Una idea, che non ha la presunzione di essere la soluzione, potrebbe essere l’ affidamento degli spazi pubblici ( parchi, villette .) a consorzi di privati (esercenti del settore ). Rende ha un territorio molto vasto con innumerevoli spazi verdi e parchi, molto spesso sotto utilizzati.L’affidamento a “ consorzi di privati “ ne permetterebbe il pieno utilizzo , nonché l’erogazione di un servizio rispettando i criteri di sicurezza. I “ consorzi” nella gestione degli spazi , saranno garanti della sicurezza degli stessi, ponendo attenzione al distanziamento sociale . L’istituzione di “consorzi di privati” , permetterebbe la condivisione e quindi la riduzione, in questo momento emergenziale, del rischio imprenditoriale, che diventerebbe mirato all’erogazione di servizi singoli da parte di ciascun membro del “consorzio”. Con la salvaguardia dei livelli occupazionali.

Si potrebbe incentivare la formazione di consorzi zonali, così da salvaguardare tutti gli operatori , piccoli e grandi. Si potrebbero creare delle aree tematiche( food, arte,etc)così da interessare e valorizzare tutte le frazioni , anche quelle periferiche. Dopo un lungo tempo di “ clausura” , nel quale la nostra comunità a ha risposto con grande senso civico, potrebbe essere un bel segnale, una città che riprende a vivere in ogni suo spazio. Un tentativo di soluzione a una fase emergenziale che può diventare un modello stabile.

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