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Coronavirus: la miopia del Nord, l’integrità del Sud

Oggi si è svolta la videoconferenza dei leader europei per far fronte all’emergenza sanitaria del covid-19. Nulla di fatto: nessun accordo è stato trovato in seno al summit. Conte e Sanchez, dopo aver rifiutato la bozza dell’Eurogruppo, lasciano uno spazio di dieci giorni per trovare soluzioni adatte al problema.

Nonostante i morti, nonostante la crisi che sta attraversando il mondo, gli interessi nazionali sembrano aver preso il sopravvento. Ieri si è svolta la videoconferenza dei leader europei. L’Europa si è mostrata divisa in due blocchi: da una parte Italia, Francia e Spagna che chiedono interventi più decisi da Bruxelles; dall’altra i paesi del Nord capeggiati da Germania e Olanda che fanno muro.

Dopo la mancata intesa sugli Eurobond (e sulla sospensione del patto di stabilità) il tutto si chiude con un niente di fatto. La bozza presentata dall’Eurogruppo al summit dei leader europei è ritenuta insoddisfacente dai paesi più colpiti dalla pandemia: Spagna e Italia hanno fatto notare che i mezzi finanziari presenti nella bozza non hanno una efficacia proporzionata alla situazione attuale. Sul documento iniziale un chiaro riferimento a mezzi simili al MES. Sanchez e Conte dichiarano che “non ci servono gli strumenti del passato, non disturbatevi”.

Conte ha chiarito che nessuno pensa a una condivisione del debito pubblico: ciascun Paese risponde per il proprio e continuerà a risponderne. Quello che i Premier del Sud chiedono sono strumenti finanziari innovativi e adatti alla situazione attuale.

I Paesi del Nord continuano a fare muro mentre quelli del Sud chiedono nuove misure lasciando uno spazio di tempo di dieci giorni in cui produrre una nuova proposta per consentire ai governi di provare a salvare i propri cittadini e le proprie economie dal baratro.

Ma la partita è solo economica? La dimensione politica del conflitto

In un momento di crisi, specie questa che vede tutti coinvolti, viene a galla la realtà delle cose. L’Europa sta mostrando le sue debolezze strutturali e le sue contraddizioni: come un’unione tra stati così diversi tra loro può dare una linea univoca sull’azione da intraprendere? Come mai si creano assi tra paesi in corrispondenza delle situazioni? Come si può essere uniti se l’Unione Europea è a trazione variabile?

Quello che sta succedendo non è una cosa da prendere alla leggera. Al vertice UE si sono mostrati due diversi allineamenti: uno tra i c.d. paesi rigoristi del Nord, l’altro tra quelli del Sud più qualche elemento del continente. C’è da notare, però, che non è solo tra stati interni all’UE che il conflitto si svolge. Bisogna anche focalizzare lo sguardo sullo scenario internazionale, per non parlare della questione politica interna agli stati.

In questa crisi, si sta profilando una corsa alla sanità da parte di molti paesi per aiutare le principali vittime del covid-19. Pensiamo all’Italia. Russia, Cuba e Cina (probabilmente per via della Belt-Road) stanno mandando personale medico e attrezzature per supportare il nostro sistema sanitario nella lotta contro il coronavirus. Non solo questi paesi hanno dato aiuto naturalmente, ma il sostegno ottenuto da essi è maggiore e, sicuramente, fa più eco. Questo, oltre che un gesto solidale, può anche essere una tattica geopolitica per avvicinare l’Italia a paesi che hanno bisogno di alleati per conquistare rilevanza e possibilità di azione nello scenario europeo.

Oltre a ciò si aggiunge il tassello di alcuni partiti politici interni ai vari paesi presi in considerazione. Dalle presidenziali U.S.A. del 2016 è sceso in campo un nuovo protagonista, un certo Donald Trump che ha dato il via a movimenti politici e partiti di stampo sovranista e populista. Attori che sono sempre alla ricerca di un nemico a cui dare la colpa per ottenere consensi in nome della riconquista della sovranità nazionale inevitabilmente persa nello scenario globale e nelle istituzioni sovranazionali: quale migliore occasione di un conflitto tra gli stati dell’Unione Europea? La miopia politica degli stati rigoristi è palese.

Lo scenario che si realizza è il più confuso dai tempi della Seconda Guerra mondiale. Una sfida nuova e molto difficile quella del covid-19 che solo una presa di coscienza e consapevolezza da parte di tutti può far si che si eviti il cataclisma. Cosa ne sarà dell’Unione Europea? Ci saranno nuovi allineamenti nello scenario internazionale o già ci sono? Chi affronterà questa crisi? E se l’UE crollerà, chi guiderà questa transizione nei vari Stati?

 

 

 

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