Cultura e Società

Coronavirus e diritto: spunti di riflessione

Covid-19 . Vi sono specificità locali in ragione delle dimensioni emergenziali?

Le autorità scientifiche sono certamente i più autorevoli soggetti ai quali compete, nel contesto emergenziale Covid-19, dettare le regole di condotta sul territorio Nazionale, atte a prevenire la diffusione del virus.

Di modo prevalente, tali regole si traducono in misure di contenimento volte a mantenere il cosidetto distanziamento sociale.

Subordinatamente, stante la prevalenza nel giudizio di bilanciamento del diritto alla salute, al decisore politico compete invece avere a riguardo di una serie di dinamiche che coinvolgono disparati ed altri aspetti del sociale: economia, pubblico impiego, libere professioni, etc.

La pandemia, anche detta di autorevoli studiosi, ( si v. la recente intervista di Cassese) è situazione che Costituzionalmente deve essere gestita a livello centrale. Ciò che è accaduto, però, è stato un alternarsi di provvedimenti dal contenuto prettamente locale che si sono affiancati a prescrizioni centrali, frammentate per tempistiche ed efficacia territoriale.

E di questo se ne deve prendere contezza.

In concreto, poi, nell’ambito delle rispettive autonomie, le Regioni hanno sovente modificato in peius le restrizioni: si pensi a mero titolo esemplificativo alla Lombardia che continua a tener chiuse le cartolerie o all’obbligo “ di mascherina” introdotto dalla stessa Regione.

Muovendo da queste considerazioni si può prendere contezza di tale schema (  passaggi peraltro ricavabili in termini giuridici dai preamboli di decreti ed ordinanze, nazionali e locali): a) le autorità scientifiche decidono; b) I Governi ascoltano e dettano le linee generali sui comportamenti; c) le Regioni, nella loro autonomia, si adeguano alle prescrizioni centrali e sovente rinforzano le misure ( mai, o quasi, nel senso di una maggiore moribidezza della stesse); d) i Comuni a cascata.

Ciò detto in termini generali, alla luce delle risultanze scientifiche pare, nondimeno, che oggi vi sia una diversa manifestazione del virus nell’ambito dei differenti contesti Regionali.

Le statistiche danno il quadro, ormai, di un’emergenza che in alcuni luoghi ha una certa connotazione, in altri, altra. A tal proposito, la Regione Calabria sembra essere stata individuata come la prima Regione candidata a dar via alla cd. fase 2.  Alla luce di queste acclarate diversità relative alla diffusione dell’epidemia, occorrerebbe forse tener conto a questo punto delle specificità locali emerse nel quadro emergenziale e chiedersi se esse danno ormai una misura certa della diffusione del virus in un determinato ambito geografico.

Occorre forse differenziare, con adeguatezza e proporzionalità, gli interventi per ripartire? Le Regioni e lo Stato, nell’ambito delle opportune sedi (conferenza stato/regioni) necessitano forse di un confronto ulteriore per la definizione del miglior modo possibile utile al perseguimento dell’interesse pubblico?

Il Comune, amministrazione privilegiata nel dialogo col cittadino, dovrebbe interrogarsi forse e non restare inerme (nell’ambito dei suoi poteri).

L’ Amministrazione Comunale non deve limitarsi al mero recepire di imput statali, in considerazione dello strettissimo nesso che tale ente di governo ha col territorio  e dunque con la sua popolazione, suoi elementi caratterizzanti.

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