Politica

Coronavirus: come la BCE tratta l’emergenza Covid

Il 12 marzo, la Presidente della BCE Christine Lagarde ha annunciato le misure che la Banca Centrale Europea adotterà per fronteggiare l’emergenza COVID-19.

Ma qualcosa è andato storto

I mercati hanno reagito male alle parole del numero uno della BCE, l’effetto più evidente è stato il crollo di alcune borse, come, per esempio, quella di Milano che ha perso 17 punti percentuali circa. Ma cosa ha detto di così grave la Lagarde per causare questa sfiducia da parte degli investitori?

È colpa solo di una frase infelice o c’è qualcosa di più profondo?

Cerchiamo di entrare nel dettaglio:

La BCE è la banca centrale dei paesi che adottano l’euro come moneta. Il suo compito principale è mantenere la stabilità dei prezzi, difendere la moneta dalle speculazioni finanziare e cercare di cooperare con la Commissione, le banche nazionali e i governi per far sì che l’economia europea ottenga l’equilibrio tanto sperato.

Le misure che la BCE sta attuando sono essenzialmente misure per fornire liquidità a famiglie e alle imprese. Il famoso QE verrà aumentato, 20 miliardi al mese per acquistare i titoli e obbligazioni dai portafogli di banche e imprese finanziarie. Sul banco anche un nuovo strumento finanziario: il maxipiano TLTRO, che consentirà alle banche, che mantengono livelli di prestito elevati per imprese e famiglie di ottenere un tasso agevolato.

Fin qui tutto bene, se non fosse per l’intervento su tutti gli altri tassi: rimangono invariati. Ergo, molte banche nazionali non avranno agevolazioni nella sottoscrizione di prestiti da parte della BCE.

Questo il primo punto critico

Come se non bastasse, Christine Lagarde ha utilizzato nella dichiarazione di ieri una frase, che i mercati non hanno digerito: “Non siamo qui per abbassare lo spread.”

Ma cos’è lo spread? Lo spread è la differenza del rendimento dei titoli di stato tra il paese di riferimento, per definizione il più stabile (la Germania per capirci) e un altro.

“Non siamo qui per abbassare lo spread” è un’affermazione che presuppone un non impegno nel colmare il divario tra le differenti economie dell’Europa. Ma allora, arrivati al capolinea, adesso che siamo in emergenza ed ora che l’UE dovrebbe dimostrare la solidarietà e il rispetto dei valori per cui è stata fondata, perché questa scelta? E soprattutto l’idea di Europa sarà ancora valida dopo la crisi?

Rinnovare l’UE su solco del riformismo democratico europeo

La riposta dipende da noi. Le istituzioni europee con le sue le burocrazie, le agenzie, il coordinamento della banche centrali, non sono entità per antonomasia sbagliate: cattivo è il modo di gestirle, cattiva è la pratica di accentrare i poteri su assi ben determinati e lasciare gli altri a gestire da soli il proprio futuro.

Non è il momento di fare polemica quindi chiuderò l’articolo con una frase di speranza di Altiero Spinelli, uno dei pionieri dell’europeismo democratico, uno grande politico del passato che in questo sogno che sembra svanire, ci ha creduto con tutta la sua forza:

“La civiltà moderna ha posto come proprio fondamento il principio della libertà, secondo il quale l’uomo non deve essere un mero strumento altrui, ma un autonomo centro di vita.“

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