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Dopo il crollo dell’Impero Ottomano, causato dalla vittoria delle potenze dell’Intesa nella prima guerra mondiale, si configurò un complicato puzzle per tutta la striscia Araba e Nord-Africana, ovvero sui territori dove il “Malato D’Europa” governò per più di 600 anni. Gli Imperi, specie quelli continentali, per definizione e per via della vastità dei possedimenti, contengono al proprio interno un mosaico di popolazioni, culture, lingue e tradizioni. La sovranità, esercitata in maniera intensa il più delle volte, su questo mix eterogeneo, permette di tenere sotto controllo gli afflati di rivendicazione territoriale, successioni e conseguenti spinte centrifughe; un vaso di Pandora pronto a scoppiare! A seguito della dissoluzione dell’Impero Ottomano, quindi, questo vaso di Pandora esplose con effetti che sono tutt’oggi percepibili. Uno dei punti più caldi era, ed è, lo spazio che intercorre tra il Mediterraneo e il Mar Morto, testimone di un conflitto ideologico-religioso tra arabi e ebrei che va avanti da millenni. Gli arabi-palestinesi, da sempre più concentrati e presenti sul territorio, avevano le proprie ragioni per rivendicare il loro spazio, dall’altra parte, gli ebrei, interessati a riottenere la fatidica Terra Promessa, specie dopo gli orrori della strage nazista: elemento che aiutò a legittimare e velocizzare questo processo di insediamento.

Sotto il controllo dei britannici per tutto il periodo interbellico fino alla fine della 2WW, il destino di quella terra, e dei popoli che la abitavano, furono affidati alle scelte della comunità internazionale, con una fortissima voce in capitolo delle potenze vincitrici.

Il 29 Novembre 1947 la questione venne rimandata alle Nazioni Unite. L’assemblea generale votò a maggioranza- Stati Uniti, Francia e Unione Sovietica comprese, mentre la Grand Bretagna si astenne e gli Stati islamici, più Grecia e Cuba si opposero- un piano di spartizione dello spazio mandatario che prevedeva la nascita di uno Stato palestinese e di uno Stato ebraico, con Gerusalemme e Betlemme (per via della forte carica simbolica- matrice di scontro, che possiedono questi siti) sotto controllo dell’ONU. I leader ebraici accettarono, gli arabi-palestinesi no. [1]

Il 1948, Ben Gurion, il primo premier israeliano, esponente del Mapai, parlando al museo di Tel-Aviv, decretò la nascita dello Stato di Israele. Il territorio controllato era di porzioni considerevoli, questo portò ad una rivolta che venne sostenuta dai paesi Arabi, ovviamente più vicini alle istanze dei palestinesi.

Israele nacque dalle ceneri ma accese un altro incendio. Le fazioni continuarono a combattere e non si fermarono più. Tra giochi geo-politici, conflitti e guerre, questa terra tra due mari, è un focolaio continuo di disordini e drammi politici e sociali.

Proprio qualche giorno fa, l’attuale Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyauh, aveva annunciato in pompa magna di procedere con l’annessione dei territori de jure palestinesi, ma de facto colonizzati e controllati militarmente da Israele. In forza del piano di “pacificazione” territoriale preparato a Gennaio dall’amministrazione Trump- piano che prevede una “divisione” che riguarda circa il 24% della Cisgiordania, evidentemente sbilanciata dalla parte dell’alleato israeliano- Netanyauh  aveva fissato il giorno dell’operazione per ieri, 1 luglio 2020; ma, fortunatamente, l’annessione non è iniziata.

Ci sono differenti motivi per cui il governo israeliano potrebbe aver ritardato la conquista dello Stato Palestinese. Uno ad esempio potrebbe essere, da come si evince dai sondaggi, la poca forza elettorale dell’inquilino della Casa Bianca nelle presidenziali di Novembre, dove l’avversario Joe Biden sembra favorito, democratico che ha espresso opinioni sfavorevoli sulla questione annessione. Un altro elemento fondamentale è l’opinione pubblica israeliana, per due terzi anch’essi sfavorevoli. Terzo, ma non per importanza, il governo israeliano nasce da un accordo politico tra il Kakhol Lavan il Likud, principali azionisti dell’esecutivo con a capo rispettivamente Binyamin Gantz e Benjamin Netanyauh.

La pacificazione del territorio sembra lontana anni luce, ancora oggi.

[1] Lucio Caracciolo, Adriano Roccucci. Storia contemporanea, dal mondo europeo al mondo senza centro.

 

 

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