Cultura e Società

Capitan Harlock , l’attualità di un mito: Tra libertà ed ecologia

Un anarchico ecologista, un pirata che si batte per la difesa degli oppressi proteggendo il pianeta dal più crudele sfruttamento capitalista, perpetuato da una elité di potere che domina e inganna il mondo: il suo nome è Capitan Harlock ed è il solo e unico “capitano” di cui vorremmo sentir parlare.

Il 9 aprile del 1979 sbarcava in Italia Capitan Harlock,il manga di fantascienza ideato dalla brillante mente di  Leiji Matsumoto nel 1977 e trasmesso per la prima volta su Rai2 nel ’79. L’attualità del messaggio lanciato dal fumetto è impressionante e da un certo punto di vista  quasi scoraggiante, considerando che sono passati circa quarantatre anni, e la percezione sulle enormi problematiche che affliggono il mondo rimane del tutto immutate.

Libertà e determinazione nel perseguire la voglia di creare una società più giusta, che stia dalla parte dei bisognosi, contro un sistema di potere  (borghese) che sfrutta il pianeta pensando solo al profitto; la destrutturazione di una società prestabilita e organizzata secondo il diktat dei pochi.

La storia di Matsumoto è futuristica, ma in essa si scorgono tratti di un’inquietante realtà: siamo nell’anno 2976, le macchine hanno sostituito l’uomo che è diventato sempre più pigro e svogliato, i mari e i fiumi si sono quasi prosciugati, le risorse sono depauperate senza freni. La classe dirigente però, ignora i problemi e vive in uno stato di apatia pensando solo al profitto e a mantenere l’ordine sociale, per questo Capitan Harlock decide di combattere per salvare il iapneta. Il pirata spaziale e il suo equipaggio dell’Arcadia sono gli unici a difendere la Terra dall’invasione di Mazone, l’impero di Raflesia.

Cosa ci insegna questo personaggio con la benda sull’occhio e la cicatrice sul viso? La libertà sopra ogni cosa, il valore  degli ideali e la difesa degli oppressi, ma anche un forte messaggio ecologista, come volontà dell’autore, anch’esso convinto ambientalista: la Terra va rispettata e solo così facendo si lascerà qualcosa in eredità alle future generazioni

“I miei personaggi possono essere considerati come parte di un’unica grande opera. Posso dire di essere cresciuto insieme ai miei personaggi, visto tutto il tempo passato assieme. Proprio per questo non intendo porre la parola fine alla mia opera, perché per me significherebbe essere io stesso prossimo alla fine”. (L. Matsumoto)

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