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Caos Rifiuti: Emergenza senza fine

Sedici anni di commissariamento dei rifiuti in Calabria, cinque di gestione regionale e i recenti ATO a cosa sono serviti ?

Di Eraldo Rizzuti

L’assenza dei siti di conferimento e di una corretta programmazione ha creato una situazione esplosiva non più gestibile, da anni si va avanti solo con deleghe e ordinanze contingibili e urgenti, spreco di denaro pubblico, relazioni della commissione antimafia, ma di concreto nessun provvedimento è stato mai preso.
Con la legge regionale n.18 del 12 aprile 2013 si è posto fine alla stato di emergenza e la competenza è ritornata alla regione, il dirigente generale del Dipartimento Politiche dell’Ambiente veniva designato quale responsabile delle iniziative finalizzate al coordinamento degli interventi.
La situazione ereditata dalla Regione Calabria al momento del subentro alla gestione commissariale (Ordinanza . 57 del 27 marzo 2013), era ai limiti dell’emergenza igienico sanitaria ed ambientale.
L’ultimo piano dei rifiuti (PRGR) è stato approvato dalla giunta regionale con del. n. 497 il 6.12.2016.
Nel rapporto ambientale, allegato n. 4, si riportava che la dotazione impiantistica pubblica era composta da soli 7 impianti di trattamento meccanico-biologico e da un termovalorizzatore a letto fluido, incapace di soddisfare l’intera domanda di trattamento del rifiuto urbano residuo. Peraltro esso era stato a suo tempo dimensionato, in epoca commissariale, ponendo come parametro di progettazione il 35% di raccolta differenziata, valore che, nemmeno alla data attuale, come si è detto, è stato raggiunto nella Regione Calabria.
L’offerta impiantistica pubblica, costituita da n.7 impianti di trattamento meccanico-biologico, allo stato attuale, è esaurita.
Parimenti si rileva il deficit impiantistico degli impianti pubblici di smaltimento (discariche di servizio) che sono necessarie per conferire gli scarti delle lavorazioni provenienti dagli impianti di trattamento dei rifiuti urbani.
La cronica carenza impiantistica riguarda in massima parte gli impianti pubblici di smaltimento.
Per questo motivo il Piano Regionale Gestione dei Rifiuti della Regione Calabria – Aggiornamento 2016 ha deciso di avvalersi degli impianti privati, sia per il trattamento del rifiuto urbano residuo, sia per il compostaggio della frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata sia, infine, per lo smaltimento degli scarti di lavorazione.
Si evince che già nel 2016 si era evidenziato il deficit di conferimento di 600 con punte estive di 1200-1300 t/g, Come si è cercato di risolvere il problema ?
1. Con l’apertura all’impiantistica privata che ha palesato una forte dipendenza dei soggetti privati nella gestione della filiera dei rifiuti, le discariche esistenti sul territorio regionale, sono armai tutte private e strapiene e quelle pubbliche ormai sature e/o abbandonate.
2. Con la raccolta differenziata spinta che non ha risolto il problema, anzi i costi per il conferimento dei rifiuti in discarica si sono raddoppiati e non hanno prodotto nessun vantaggio sia economico che nella qualità del servizio.
A distanza di tre anni la situazione non è certo migliorata, anzi è peggiorata per la scelta di utilizzare discariche private per il conferimento dei rifiuti.
Il rischio reale è che molte aree di tutela ambientale da salvaguardare e da proteggere, vengono adibite a discariche con i gravi rischi che ne conseguono per la salute dei cittadini e la salvaguardia dell’ambiente.
In applicazione della legge n. 14/2014 il territorio calabrese è stato suddiviso in 5 ATO per la programmazione e realizzazione di impianti pubblici di smaltimento.
Ad oggi, non si sono individuati comuni disponibili ad accogliere nuovi impianti, non sono stati definiti gli ecodistretti e non si prevedono novità a breve termine.
Al momento non esistono discariche utili e sufficienti a smaltire i rifiuti.
Con l’ordinanza n. 246 del 7.09.2019 la Regione Calabria, derogando alle direttive europee, autorizzava in via d’urgenza la riapertura e l’ampliamento di diverse discariche regionali al fine di garantire il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti urbani.
Il mancato rispetto delle indicazioni dell’ordinanza avrebbe comportato l’attivazione dei poteri sostitutivi con la nomina di commissari ad acta.
Visto che non si è fatto nessun passo avanti che l’ordinanza specificata non ha prodotto nessun effetto, che nessun comune ha dato la disponibilità a costruire nuove discariche, vista le difficoltà degli ATO a reperire nuovi siti e renderli utili in tempi brevissimi, la situazione si è ulteriormente aggravata e di conseguenza nei giorni scorsi l’assessore all’ambiente della regione ha nominato per l’ATO di Cosenza il commissario che deciderà il sito dell’ecodistretto e le discariche a servizio.
Lo Stato per sedici anni ha nominato un commissario per l’emergenza rifiuti in Calabria; il 2013 termina la fase commissariale e le competenze passano alla Regione;
nel 2018 la Regione trasmette le competenze agli ATO provinciali; dopo gli ATO la Regione in questi giorni ha nominato un commissario, ma scusatemi in tutti questi anni cosa si è prodotto ? Si sono solo scaricate le responsabilità sempre a livelli inferiori e non si è avuto mai il coraggio e/o la volontà e le competenze di risolvere il problema. Così si è deciso sempre di decidere per non decidere.
Quanti anni devono ancora aspettare i cittadini calabresi per avere una filiera efficiente e impianti adeguati, sostenibili e funzionanti per lo smaltimento dei rifiuti in Calabria ?
Ormai la situazione è fuori controllo e non più gestibile, tutte le città calabresi , strade, parchi e corsi d’acqua sono invasi da cumuli di rifiuti, l’unica strada percorribile è il conferimento in impianti extra-regionali, con quali costi ?.
Una regione a vocazione turistica come la Calabria che non riesce da anni ad affrontare il problema della filiera dei rifiuti in maniera organica;  che è incapace di dare risposte concrete sullo smaltimento dei rifiuti; che ha gestito solo le emergenze; che ha delegato ai privati la costruzione di nuove discariche; che da sempre ha scelto la via delle discariche per lo smaltimento dei rifiuti;  che le discariche in esercizio sono quasi tutte private e che gli stessi vietano il conferimento ai comuni che non sono in regola con i pagamenti; che le discariche regionali sono in via di esaurimento e che necessitano di interventi (seri) di messa in sicurezza e bonifica; che è stata incapace di gestire i fondi europei per la bonifica e messa in sicurezza delle vecchie discariche e dei siti inquinati, può continuare a navigare a vista e pensare solo di smaltire i rifiuti di oggi senza preoccuparsi di quelli di domani?
La Calabria che vive da decenni una emergenza quotidiana può utilizzare solo le discariche per smaltire i rifiuti?
Perché in Svezia la mancanza di rifiuti blocca la produzione di energia e da noi le strade, fiumare, piazze, spiagge sono stracolmi di rifiuti di ogni genere?
Comunque la discarica di Crotone va verso la saturazione; la discarica di Lamezia è stata sequestrata parzialmente;la discarica di Melicucca è sottoposta a sequestro giudiziario per supposto inquinamento ambientale preesistente all’opera.
Esiste una struttura regionale di studio, controllo e monitoraggio del piano dei rifiuti o si va avanti solo con le ordinanze per superare le continue emergenze giornaliere ?
Le discariche, l’impianto di Gioia Tauro, la raccolta differenziata e /o il porta a porta sono sufficienti a dare risposte adeguate per smaltire i rifiuti e per rendere il servizio più efficace, efficiente ed ECONOMICO ?
In questo disastro generale, dove, per sedici anni ha fallito lo Stato, per cinque la Regione e da ultimi gli ATO, un commissario riuscirà a risolvere il problema ???

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