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Fonte: Iacchité

La sanità è il cuore del problema. Per un motivo molto semplice: il 70% del bilancio della Regione Calabria è destinato a questa “voce”. Ogni forza politica si è organizzata con le sue truppe cammellate per rastrellare i fiumi di denaro che escono dalla Cittadella regionale e tutto si è concentrato sulla sanità privata, vero e proprio pozzo di San Patrizio per tutte le esigenze. I veri boss, dunque, sono quelli delle cliniche e delle Rsa, che hanno in mano una concentrazione spaventosa di strutture. Sono loro che determinano il flusso dei denari, è semplicissimo, non ci vuole uno scienziato.

La Santelli, esattamente come i suoi predecessori, è stata uno strumento in mano dei grandi potentati privati che gestiscono la sanità calabrese e il virus, che non perdona, ha colpito il punto dolente. Nella sua rete sono rimasti incastrati, sia nella prima sia nella seconda ondata tutti i principali boss (Claudio Parente, Saverio iGreco, Piero Citrigno ed Ennio Morrone ma anche Carmine Potestio), e da allora il re è nudo, il gioco è stato scoperto e l’unica forma di azione di questo sistema massomafioso di stato è quella di cercare di dare impunità e provare a proteggere chi ha combinato questi disastri. Costi quel che costi e naturalmente puntando sulla complicità della magistratura corrotta.

Questo blocco di potere è capeggiato da un gruppo bene individuato di boss. Il Pd è il riferimento politico del Gruppo Citrigno e del Gruppo iGreco, potentati fortissimi dall’alto di tre cliniche a testa che fatturano l’iradiddio….

Citrigno è il cavallo di Nicola Adamo ed Enza Bruno Bossio, Greco è quello del Pd renziano, che fino all’altro ieri ha mosso interessi vastissimi e inconfessabili e nel quale c’è anche il famigerato clan del Tirreno, dove don Magorno è il punto di riferimento e di raccordo.

Il centrodestra a sua volta esprime il boss numero uno, Claudio Parente, deus ex machina di Forza Italia, il primo che si è messo a sfornare Rsa e a fare da apripista a questa vigna senza limiti. Ma non c’è solo lui: ci sono i Morrone con le loro tre cliniche (due le stanno vendendo a iGreco ma ci sono ancora molto ostacoli di… falsità di bilancio da superare e comunque saranno ancora in mano a loro in questi mesi di campagna elettoale), Potestio e gli Occhiuto nel carrozzone della sigla mutilati e invalidi e naturalmente i fratelli Gentile, della famiglia dei Cinghiali, che non agiscono direttamente nella sanità privata ma rastrellano a tamburo battente tutto il settore amministrativo e gli uffici di collocamento del personale.

Questa è la mappa dei poteri e tutti i boss, chi per un motivo, chi per un altro, sono finiti nella lente di ingrandimento della magistratura. Citrigno è quello che ha la fedina penale più macchiata: dopo una condanna definitiva per usura, la sua prima “passione”, è finito più volte nel mirino dell’Antimafia, che in più occasioni gli ha sequestrato i beni ma puntualmente è stata “sconfessata” da qualche pezzo deviato dello stato inserito nella magistratura giudicante. Ha fatto otto mesi di galera dopo essere stato arrestato dal magistrato Facciolla nell’operazione “Twister” e ha salvato i Cinghiali non rivelando le prove della loro colpevolezza durante il “soggiorno” e poi ha dato il via ad una spregiudicata fase di “bancarotte” con l’editoria facendo fallire prima Calabria Ora e poi Paese Sera. Che dire? Siamo realmente davanti ad un soggetto senza limiti e che crede, naturalmente di essere onnipotente.

Saverio Greco, il boss di Terravecchia con tutti i suoi fratelli, raccoglie l’eredità del padre ammazzato a colpi di lupara e viene “risarcito” con gli interessi, pilotato dalla zona grigia nei meandri della sanità e proiettato alla ribalta nazionale col gran casino dell’acquisizione del Gruppo Novelli ad un euro, che adesso è sotto la lente di ingrandimento di quattro procure italiane e che prima o poi dovrà pur sfociare in qualcosa, checché ne dica la magistratura corrotta che ancora li sta tenendo a galla.

Ennio Morrone il “mammasantissima” è l’uomo che ha insabbiato politicamente, grazie al suo sodale Clemente Mastella, all’epoca Guardasigilli, l’ispezione del Ministero affidata ad Otello Lupacchini che stava per scoperchiare tutta la rete inestricabile di rapporti familiari e massonici ed è uno dei boss della malapolitica infiltrato nelle logge coperte insieme a Pino Gentile, della famiglia dei Cinghiali, “gancio” perfetto con altri soggetti del calibro di Chiaravalloti (ex magistrato) e di Pittelli (il re degli avvocati corrotti).

Quanto a Potestio, prestanome dei fratelli Occhiuto, è stato indagato per anni dalla Dda di Catanzaro ma tuttora gode di coperture e protezioni insuperabili all’interno del sistema della magistratura corrotta della capitale del malaffare ovvero Cosenza. Coperture talmente forti che gli hanno consentito di entrare nel mondo della sanità privata speculando sfacciatamente sull’Anmic (Associazione nazionale mutilati e invalidi civili) e reinventarsi una verginità fatturando decine di milioni.

All’appello mancano solo i due catanzaresi, Poggi&Parente, avvoltoi senza scrupoli e primi colletti bianchi ad aver capito quanto potesse essere redditizio il mercato delle Rsa. Ma anche i primi a rimanere intrappolati nel gran casino del virus, nella fatal Villa Torano. Nessuno ha fiducia nella “giustizia” calabrese ma c’è ancora un modo per fermare questa gentaglia: il voto. Mai come adesso il sistema massomafioso è alle corde e teme la reazione della gente. Se non ora, quando?

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