Calabria 2021: Spirlì e l’idiozia di chi vuol fare il fascista
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Calabria 2021: Spirlì e l’idiozia di chi vuol fare il fascista

In molti abbiamo letto le ultime sconclusionate uscite del Presidente facente funzioni Spirlì, che forse  in preda ad un’atipica eccitazione pre-elettorale si lancia in efferate delucidazioni storiche, su Mussolini e sulle sue “presunte” opere realizzate, dimenticando forse che se ci fosse stato il suo duce, persone come lui non avrebbero mai avuto la libertà di essere ciò che sono; ma si sa, ora si segue la scia dell’assoluta infondatezza  professata dalla destra populista e sovranista, priva di reali contenuti, ma abbellita solo da slogan semplicistici, offensivi ma soprattutto ingannevoli.

Ed è cosi,che in questa strana epoca, anche un personaggio come Spirlì inneggia al duce,  che se l’avesse visto vestito in quel modo, Dio solo sa cosa avrebbe fatto, quale meticolosa tortura gli avrebbe riservato, o in quale campo di concentramento l’avrebbe rinchiuso;  ma forse tutto questo il caro Spirlì non lo sa, o gli sarà sfuggito di mente, ed è per questo che è caduto anche lui nella più futile retorica sulle “cose buone fatte da Mussolini” una serie di bufale più volte smentite da numerosi storici, come:” le case popolari, le pensioni, l’assistenza all’infanzia, l’assistenza alle donne, le bonifiche” il solito repertorio ad uso di ignoranti, o peggio, frutto dell’ignoranza di coloro che lo declinano.

La nascita del sistema pensionistico in Italia va dal 1895 al 1919. Il sistema previdenziale, dunque, nasce ben 27 anni prima dell’avvento del fascismo con un regio decreto del Governo Crispi, la sinistra storica dell’epoca, e fu poi completata il 1919 dal governo di Vittorio Emanuele Orlando. L’unica cosa che fece Mussolini fu quello di fascistizzare il sistema della Previdenza. Infps, l’unica riforma del fascismo, nel senso che introdusse la lettera “f” (fascista) alla sigla dell’istituto previdenziale. Quindi è falso che Mussolini introdusse le pensioni.

Altra fake news, la questione delle bonifiche. Il fascismo aveva promesso di restituire all’agricoltura 8 milioni di ettari di terreni riqualificati. Dopo dieci anni di lavori più tentati che andati a segno, fiumi di denaro pubblico finiti ad amici degli amici e collettori di consenso, il governo alla fine, annuncia il successo del recupero di 4 milioni di ettari. Un bell’obiettivo. Un’approfondita indagine storica però, accerta che gli ettari arrivano a poco più di 2 milioni. Peccato che “di questi due milioni, un milione e mezzo erano bonifiche concluse dai governi precedenti al 1922”.

Le case popolari vennero create grazie alla legge 31 maggio 1903, n. 251. Il regio decreto in questione introdusse figura dell'”Istituto Case Popolari” emanata su impulso per volontà del deputato Luigi Luzzatti sulla base dell’esperienza mutuata l’anno prima a Trieste, ove si era sperimentata la formula dell’Istituto Comunale per gli Alloggi Minimi.

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