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Beniamino Donnici: “CALABRIA ROSSA. Di vergogna. E Dio non voglia che diventi rabbia”

“CALABRIA ROSSA. Di vergogna. E Dio non voglia che diventi rabbia. Anche se già se ne colgono i primi segnali, tra manifestazioni in atto e altre annunciate. D’altra parte, il lockdown decretato ieri è un colpo forse mortale all’economia agonizzante di questa regione. Per tante piccole partite iva, per tanti lavoratori precari, per tante, troppe famiglie. Ma come si è potuto arrivare a questo punto? Alla beffa di questa chiusura che (attenzione!) non avviene per l’esplosione dei contagi che qui non c’è stata, ma solo per le ataviche criticità del sistema sanitario calabrese. Di chi la colpa? Certo: di classi dirigenti regionali che la sanità l’hanno sfasciata per decenni, asservendola a logiche di potere clientelare e criminale. Hanno chiuso ospedali, in quelli rimasti hanno piazzato pletore di amici degli amici, hanno mortificato il merito, hanno fatto emigrare i nostri migliori cervelli, hanno svuotato le corsie di medici e paramedici, hanno insomma trasformato il diritto alla salute dei cittadini in mucca da mungere per fare affari. Sporchi.

E, tuttavia, da oltre un decennio, i vari Commissari, nominati dai vari governi di destra e di sinistra, quelle logiche non solo non le hanno invertite, ma le hanno ulteriormente incentivate. Insieme alle criticità. E da marzo, nessuno si è attivato per porvi rimedio: per attrezzare covid hospital, per aumentare i posti di terapia intensiva, per attrezzare i nostri Pronto soccorso, per attivare la medicina del territorio. Nulla. Nonostante ci fossero importanti risorse finanziarie disponibili. Che tristezza, amici miei. Che tristezza! Vorrei, tuttavia, dire ai calabresi: coraggio, ce la faremo anche questa volta! Ma non lasciate andare anche questa estrema occasione per fare solo un po’ di “ammuina”, e poi tutto come prima. Coglietela, cogliamola questa occasione, per riflettere, per giudicare e per fare autocritica. Se siamo in questa situazione è anche colpa nostra. Tante, troppe volte, abbiamo fatto finta di non vedere, di non capire. Tante, troppe volte!, ci siamo piegati a quelle logiche. Ci siamo assuefatti. Nessun cambiamento potrà mai avvenire, in un territorio e per un popolo, se non ci si riappropria di una memoria, di una storia, di un’appartenenza comunitaria. Insomma della propria identità. E della della propria dignità. Coraggio!”

di Beniamino Donnici

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