Cultura e Società

L’Aquila 2009-2019…ferite che rimangono nel cuore

Il 6 aprile 2009 una violenta scossa di terremoto devastò l’Abruzzo

Sono trascorsi esattamente 10 anni dalla notte del 6 aprile 2009, quando un violente terremoto di magnitudo 6,3 della scala Richter, devastò L’Aquila e molti territori circostanti, seminando morte e distruzione.

Un’immane catastrofe che colse nel sonno migliaia di persone, molte non fecero in tempo ad accorgersi del pericolo e fuggire in strada. Il bilancio fu di 309 morti, 1.600 feriti, 80 mila sfollati e oltre 10 miliardi di euro di danni. Furono rase al suolo case, ospedali, università, diversi edifici monumentali e civili, tra cui la Casa dello Studente e il Palazzo della Prefettura. Il patrimonio storico-artistico, di cui era particolarmente ricca la città, era ferito a morte: tutte le chiese furono dichiarate inagibili per lesioni. Il sisma colpì duramente anche l’impianto produttivo e il tessuto imprenditoriale, molti negozi e attività commerciali chiusero.

La città capoluogo d’Abruzzo fu lacerata, paralizzata nei suoi servizi, mutilata e ferita nel suo straordinario patrimonio culturale, artistico e naturale. Gli aquilani durante i giorni del sisma e nei mesi immediatamente successivi cercarono di riprendersi dimostrando dignità e resilienza. La ricostruzione materiale ad opera delle diverse istituzioni italiane e straniere è tutt’ora in corso, e andrà comunque avanti, ma a distanza di 10 anni, gli aquilani non hanno ancora dimenticato quella “tragica notte” e le ferite sono ancora aperte. Per ricordare quel drammatico evento, la città anche quest’anno si è fermata nel suo dolore per percorrere ancora una volta la via intorno alla quale sono morte intere famiglie, studenti, bambini e anziani e si è stretta in un immenso abbraccio ricordando i suoi morti con una fiaccolata silenziosa e commossa.

Nel decimo anniversario del sisma, oltre alla  vicinanza affettuosa che esprimiamo noi calabresi, verso tutti i cittadini dell’Aquila, vogliamo augurare a tutta la comunità una più sollecita ricostruzione materiale,ma soprattutto una  speranza operosa d’una forte ricostruzione sociale e morale

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