Alexandre Marius Jacob, la vera storia di Arsenio Lupin
Cultura e Società

Alexandre Marius Jacob, la vera storia di Arsenio Lupin

“La società non mi accordava che tre mezzi di esistenza: il lavoro, mendicità e il furto. Il lavoro, al contrario di ripugnarmi, mi piace. L’uomo non può fare a meno di lavorare: i suoi muscoli, il suo cervello, possiede un insieme di energie che deve smaltire. Ciò che mi ripugnava era di sudare sangue e acqua per un salario, cioè di creare ricchezze dalle quali sarei stato sfruttato. In una parola mi ripugnava di consegnarmi alla prostituzione del lavoro. La mendicità è l’avvilimento, la negazione di ogni dignità. Ogni uomo ha il diritto di godere della vita. Il diritto a vivere non si mendica, si prende”.

Arsenio Lupin,  un nome che ha infuocato diverse generazione,  la storia del ladro gentiluomo raccontato dalla penna di Maurice Leblanc, poi divenuta un cartone animato giapponese tra i più seguiti di sempre; ma è solo una semplice storia fantasiosa, o c’è del vero  dietro le gesta del ladro gentiluomo?

Alexandre Marius Jacob, questo è il vero nome di Lupin; il personaggio storico cui Leblanc  sì è ispirato. Ladro geniale e anarchico, fu  un vero e proprio artista del furto, inventore di nuove tecniche che ebbero poi numerosi imitatori. Rimangono insuperati l’abilità nel travestimento spesso da prete, lo studio scientifico e le esercitazioni pratiche su ogni tipo di cassaforte, l’uso di un rospo come “palo”: aveva osservato che queste bestiole cessano di gracidare quando si avvicina qualcuno.

Questa genialità diveniva spettacolare quando, rocambolescamente, riusciva ad evadere dal carcere. In soli tre anni, dal 1900 al 1903, con la sua banda “I lavoratori della notte” realizzò oltre centocinquanta “recuperi“, cosi soleva chiamare i suoi furti, considerati  appunto come una riappropriazione del capitale rubato dalla borghesia, ai danni di finanzieri, prelati e magistrati.

Il noto pensatore e filosofo italiano Errico Malatesta lo ricorda così di lui in una sua celebre opera. Anarchico e ladro geniale fu immortalato dallo scrittore Leblanc col nome di Arsenio Lupin. Nel 1905 al processo che subì e che si risolse con una condanna ai lavori forzati in Nuova Guinea dichiarò: “ Dato che non riconosco al nessuno il diritto di giudicarmi non imploro ne perdono ne indulgenza; non prego quelli che odio e che disprezzo. Certo mi rendo conto che avreste preferito che mi fossi piegato alle vostre leggi, che  operaio  docile e infrollito, avessi creato ricchezze in cambio di un salario e col corpo consunto e il cervello inebetito, me ne fossi andato a crepare in un angolo di strada. Allora non mi avreste chiamato cinico bandito ma onesto operaio. Usando l’adulazione mi avreste anche dato la medaglia al lavoro….I preti promettono un paradiso alle loro vittime, voi siete meno astratti e offrite un pezzo di carta straccia.”

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