Cultura e Società

Alejandro Finisterre l’inventore del biliardino che giocò con Che Guevara

L’inventore del biliardino era anarchico e lo costruì per aiutare i bambini resi invalidi dalla guerra del 1936/39.

Alejandro Campos Ramirez, che poi si cambiò il nome in Alejandro Finistere. Nacque nella città galiziana di Finisterre nel 1919, figlio di un radiotelegrafista del faro con nove fratelli e sorelle. Lasciò la casa paterna per studiare a Madrid all’età di 15 anni e ha lavorato come operaio edile, tipografo e ballerino di tip tap per pagarsi gli studi.

Il suo idealismo politico trovò la sua realizzazione con lo scoppio della rivoluzione spagnola nel 1936. Tuttavia nel novembre di quell’anno fu gravemente ferito quando la sua casa fu bombardata e fu sepolto sotto le macerie.

Recuperato in una casa di convalescenza in Catalogna, ha visto molti bambini feriti, impossibilitati a giocare a calcio con i loro amici. E così, ispirandosi all’idea del ping pong, si è messo a costruire un campo da biliardino con un falegname utilizzando barre di legno di pino e acciaio. Su consiglio di un collega anarchico, brevettò il design a Barcellona nel 1937. Costretto a fuggire con la vittoria fascista si recò in Francia, e successivamente fu imprigionato per quattro anni in Marocco prima di trasferirsi in America Latina.

Nel 1952 iniziò a guadagnare con il biliardino e giocò persino con Che Guevara. Mentre viveva in Guatemala (uno dei pochi paesi che riconobbero la Repubblica come governo legittimo della Spagna), portava con sé documenti riservati dell’ambasciatore repubblicano spagnolo in Messico. Di conseguenza, dopo il colpo di stato militare appoggiato dagli Stati Uniti nel 1954, fu rapito dagli agenti del dittatore spagnolo, il generale Franco, e imbarcato su un aereo per tornare a Madrid.

Usando il bagno di bordo, avvolse una saponetta in carta argentata simulando un ordigno ed uscito dichiarò “Sono un rifugiato spagnolo” minacciando di far saltare in aria l’aereo, in uno dei primi atti di dirottamento aereo. Guadagnò il sostegno dell’equipaggio di volo e dei passeggeri, che fecero atterrare l’aereo per farlo scendere a Panama.

Tornò a vivere in Spagna dopo la morte di Franco. Morì a Zamora il 9 febbraio 2007, all’età di 87 anni, e mantenne il suo idealismo fino alla fine: “Credo nel progresso: c’è un impulso umano verso la felicità, la pace, la giustizia e l’amore, e quel mondo un giorno arriverà!”

 

Fonti: Libcom.org

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