25 Aprile: Oggi ricordiamoci che in Italia c’erano oltre 300 campi d’internamento per Ebrei, Antifascisti e stranieri
Campo di Ferramonti (Tarsia)
Cultura e Società

25 Aprile: Oggi ricordiamoci che in Italia c’erano oltre 300 campi d’internamento per Ebrei, Antifascisti e stranieri

Del giornalista Paolo Brogi

Nell’Italia fascista i campi di internamento per ebrei, antifascisti e stranieri sono stati oltre trecento. I ricercatori hanno cercato di contarli, Fabio Galluccio si è fermato a 200, Luciano Casati è arrivato a 257. Ma erano di più. L’elenco degli ebrei internati è stato ricostruito da Anna Pizzuti…

Nell’Italia che celebra il 25 aprile bisogna ricordarsi di questa realtà perlopiù oscurata e nascosta. Insomma non c’erano solo Fossoli, Borgo San Dalmazzo, Renicci o la Risiera di San Sabba.
Ho cercato Enego di cui mi ha parlato nella sua triste ricostruzione della vita della sua famiglia colpita alle Fosse Ardeatine il figlio del caduto Marian Reicher, la cui identità è stata finalmente riconosciuta nei giorni scorsi.
Enego, un paesino di meno di duemila anime nel vicentino, su Wikipedia illustra molte attrattive ma evita accuratamente di ricordare di essere stato anche un campo di internati ebrei. Come appunto la povera famiglia Reicher composta nel 1941 dal padre Marian, dalla moglie Ethel Drohobiez e dalla figlia Rosetta che aveva pochi mesi. Nessuna traccia di David, il figlio, che doveva ancora nascere. Cosa che è avvenuta nel ’43 a Penne, in Abruzzo, in un altro campo di internamento.
Molti comuni italiani ospitarono strutture di internamento, la popolazione le vide e ne registrò la presenza. Quei campi dopo l’8 settembre si trasformarono in trappole micidiali, stazioni di partenza per la deportazione verso i campi di sterminio.
Tutto questo è avvenuto nell’Italia fascista e poi nazificata in quei terribili mesi dopo l’8 settembre.
Più avanti i tedeschi misero in atto anche una serie terribile di stragi come quelle perpetrate nel ’44 sull’asse tosco-emiliano ai danni di civili inermi. Nei giorni scorsi ne ho ricordata una rimasta totalmente impunita, quella lungo il torrente Frigido a Massa.
Intanto le tradotte continuavano a portare al nord passando per Fossoli e Verona i deportati destinati a una morte tremenda nei lager del nord Europa. Su quel tragitto finirono anche 700 mila soldati e ufficiali italiani che ebbero il coraggio di dire no alla Repubblica sociale italiana. Una parte di questi soldati trovò morte in Germania e in Polonia.
In anni recenti c’è chi ha tentato impossibili equiparazioni tra chi combatté il fascismo per ridare la libertà all’Italia e chi combatté col fascismo per mantenere l’Italia sotto il suo giogo. Una proposta che fu portata avanti dall’allora presidente della camera Luciano Violante, peraltro eletto nelle liste che erano state del Pci. Una proposta indecente e giustamente bocciata.
Perché ricordare tutto questo? Perché ricordare è sempre importante e necessario. Sarebbe bene che i ragazzi che vivono nelle vicinanze di quei trecento campi di internamento in Italia venissero portati dai loro insegnanti a visitare ciò che resta di quella orribile esperienza, trampolino di lancio per la Shoah.

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