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25 Aprile, la liberazione dell’Italia: il dovere di ricordare

Se, come scritto da Rousseau, “l’uomo nasce libero ed ovunque è in catene”, quelle catene, fisiche ed “ideologiche”, per riottenere la libertà vanno spezzate.

76 anni fa chi credeva di non avere catene ha lottato per distruggere gli anelli che ci avrebbero tenuto prigionieri. Tre quarti di secolo fa, Aprile 1945, il popolo, coordinato dalla Resistenza partigiana, si ribellò alle forze nazi-fasciste rimaste in Italia.

Le tendenze, nei comitati di liberazione nazionale, erano molteplici. La compagnia Garibaldi, la Compagnia Matteotti, Giustizia e Libertà. Anche se differenti, le anime dell’Italia libera, si erano unite contro l’invasore e, specialmente, contro il potere illegittimo. Dopo venti anni di sopprusi, di dittatura civile e politica, in un regime in cui essere liberi voleva dire stare sotto gli ordini del partito fascista e fare affari con esso, nella primavera del 45′ (momento opportuno visto la linea conquistata dagli USA a La Spezia) il popolo sferrò il colpo decisivo al regime fascista; delegittimandolo e mandandolo alla gogna.

Ma una domanda potrebbe sorgere spontanea: perchè il 25 Aprile?

Come tutte le storie è difficile periodizzare un inizio o una fine. Una guerra non inizia in un giorno preciso e, quindi, non finisce in un altro. Ma possiamo rintracciare degli avvenimenti simbolici che ci aiutano a posizionare lo sguardo. Uno di questi è l’inizio della ritirata delle truppe nazi-fasciste, iniziata il 25 Aprile 1945.

Mussolini, accompagnato da qualche fidato gregario, cercò di fuggire dall’Italia per raggiungere la Svizzera dentro una colonna del Reich travestito da soldato tedesco. I partigiani lo riconobbero e venne fatto prigioniero della resistenza. Sappiamo tutti come andò a finire.

La decisione di scegliere il 25 aprile come “anniversario della Liberazione d’Italia” fu presa il 22 aprile del 1946, quando il governo italiano provvisorio guidato da Alcide De Gasperi stabilì con un decreto che il 25 aprile dovesse essere “festa nazionale”.

La data fu prescritta con la legge n. 269 del maggio 1949, presentata da De Gasperi in Senato nel settembre 1948.

Anche se questa è una pagina oscura e complessa della nostra storia possiamo, anzi dobbiamo, comprendere un aspetto fondamentale. La Resistenza italiana, con il suo operato, ha legittimato la nascita di uno stato indipendente. Con le sue azioni, con i suoi morti ed i suoi numeri ha fondato, con l’aiuto degli Alleati, la Repubblica Italiana.

Ricordare questo giorno vuol dire ricordare chi ha spezzato quelle catene non solo per lui stesso, ma per tutta la sua patria: come ogni patria dovrebbe fare in caso che qualcuno le neghi le libertà. Ricordare la liberazione significa ricordare che qualcuno ha lottato per quello che pensiamo sia dovuto e scontato: qualcuno ha lottato per la nostra libertà.

Ricordare, in questi casi, è un dovere.

Viva ogni patria di ogni uomo, perchè non ha senso essere liberi se altri, in mondi che non vediamo, non sono liberi come noi.

 

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