Gino Lucetti, l'indomito Ardito del Popolo che sfidò Mussolini
Cultura e Società

Gino Lucetti, l’indomito Ardito del Popolo che sfidò Mussolini

«Non sono venuto con un mazzo di fiori per Mussolini. Ero intenzionato di servirmi anche della rivoltella qualora non avessi ottenuto il mio scopo con la bomba»

Gino Lucetti nasce il 31 agosto 1900 ad Avenza, frazione di Carrara. Durante la Prima guerra mondiale presta il servizio militare nei reparti d’assalto, in seguito, come accadde ad una parte degli Arditi d’Italia, che poi furono il nucleo fondatore degli Arditi del Popolo, maturò una coscienza politica che lo portò ad opporsi al fascismo. Emigrò in Francia, entrando subito in contatto con le Legioni di Ricciotti Garibaldi, da cui rientrò nel 1926 con il proposito di attentare alla vita di Mussolini.

Alle ore 10.20 di sabato 11 settembre 1926, sul piazzale di Porta Pia a Roma, Gino Lucetti esce dal riparo che si era scelto dietro ad un chiosco di giornali e lancia una bomba, fornitagli secondo la versione ufficiale dal cugino Gino Bibbi, contro l’automobile su cui viaggiava il dittatore. La bomba rimbalza sulla macchina ed esplode a terra. Lucetti venne arrestato e in commissariato dichiarò: «Non sono venuto con un mazzo di fiori per Mussolini. Ero intenzionato di servirmi anche della rivoltella qualora non avessi ottenuto il mio scopo con la bomba».

Venne processato nel giugno 1927 e condannato all’ergastolo (la pena di morte venne reintrodotta nell’ordinamento italiano solo in seguito). Con lui vennero condannati a vent’anni come complici anche Leandro Sorio e Stefano Vatteroni (al Vatteroni si imputava, tra l’altro, d’aver commentato un passo del “Principe” in cui si parla dell’uccisione del tiranno), ma sull’organizzazione dell’attentato non è mai stata fatta piena luce.

Una parte della storiografia, ha avanzato l’ipotesi che il gesto di Lucetti fosse stato accuratamente preparato e l’organizzazione avesse coinvolto numerose persone di varie città italiane. Comunque sia, in seguito, Vincenzo Baldazzi, uno dei massimi esponenti degli Arditi del Popolo e poi fra i capi della Resistenza romana, fu condannato per aver fornito la pistola a Lucetti, in seguito lo stesso Vincenzo Baldazzi fu nuovamente condannato per un aiuto finanziario fornito alla mamma di Lucetti.

Nel 1943, dopo 17 anni di detenzione, Lucetti fu liberato dagli Alleati ma morì poco dopo ad Ischia a causa di un bombardamento il 17 settembre 1943.

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