Il barbaro eccidio di piazzale Loreto, fascisti e assassini (Milano 10/08/1944)
Cultura e Società

Il barbaro eccidio di piazzale Loreto, fascisti e assassini (Milano 10/08/1944)

Di Pietro Secchia

“… quella mattina del 10 agosto 1944 quindici resistenti furono fucilati all’alba e i loro corpi furono ammucchiati sul lato sinistro di piazzale Loreto”.

Così comincia la drammatica testimonianza di Adelina Del Ponte.

“Io -continua Adele Del Ponte – ricordo di avere accompagnato la madre e le sorelle del Vertemati, ad identificare la salma del loro figlio e fratello.  In quel povero mucchio di uomini morti, coperti da grumi di sangue e da mosconi inferociti dalla grande calura, la ricerca per l’identificazione del corpo del giovane fu una cosa straziante ed orribile.

Ricordo che per separare i corpi affastellati ed abbracciati nella sorte comune, i militi repubblichini adoperavano i loro piedi, calzati da orrendi stivali.  … a pedate e tra urla ignobili ed ingiuriose, la salma di Vertemati fu identificata e mostrata alla madre e alle sorelle…”

I Quindici Martiri di piazzale Loreto sono stati l’anima di una Milano che opponendosi al fascismo lottava per la libertà e la democrazia, fino al sacrificio della propria vita.

Non furono scelti a caso: ognuno di loro svolgeva un ruolo importante nella Resistenza italiana, come Libero Temolo promotore degli scioperi del marzo 1943 alla Pirelli, come Umberto Fogagnolo, organizzatore insieme a Giulio Casiraghi degli scioperi del marzo 1943 e del marzo 1944 a Sesto San Giovanni città Medaglia d’Oro della Resistenza, la cui classe operaia svolse un ruolo di primo piano nella lotta contro il regime nazifascista (sette dei Quindici sono sestesi).

L’esempio dei Quindici Martiri costituisce un forte monito anche per noi, perché, raccogliendo l’eredità che ci hanno lasciato, continuiamo a batterci, per una società più libera e più giusta in grado di assicurare una vita serena agli anziani e soprattutto ai giovani.

Il loro sacrificio richiama l’importanza, in questo delicatissimo momento, di gravissima crisi politica, istituzionale e morale della dimensione etica della politica che va posta al servizio del bene comune, come l’intera vicenda resistenziale ci ha insegnato e la necessità di un profondo rinnovamento della politica che si salva solo se non si appiattisce sui problemi dell’immediato, se non si riduce a iniziative di corto respiro, ma se si dota di progettualità e si caratterizza per la sua tensione e proiezione verso l’avvenire.

 

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