Cronaca Locale

In ricordo di Franco Serantini, l’anarchico che sognava un mondo migliore

Un giovane anarchico, venne colpito a morte sul Lungarno Gambacorti a Pisa ad un presidio (indetto da Lotta Continua) contro un comizio del Movimento Sociale Italiano. L’inizio di un’agonia, per poi morire all’alba del 7 maggio del 1972. Il suo nome è Franco Serantini e grida ancora giustizia. Di seguito il comunicato.

Il 16 luglio del 1951 a Cagliari nasceva Franco Serantini, oggi dunque avrebbe avuto settanta anni. Noi vogliamo in questa occasione ricordare Serantini con le parole di Ilaria Cucchi che in una lettera a Corrado Stajano del 4 aprile 2019, in occasione della presentazione della nuova edizione de «Il Sovversivo» al Piccolo Teatro di Milano, scriveva:

«In questo mondo sempre più difficile abbiamo tutti un disperato bisogno di umanità: quell’umanità che si è persa nell’indifferenza generale e nel cinismo che hanno ucciso mio fratello. Ricordare queste morti significa restituire dignità alle vite negate, non si volti mai pagina».

La storia di Franco Serantini non è solo la storia di un giovane ucciso a calci e pugni da un gruppo di poliziotti; è la storia perenne della lotta per la verità e la giustizia, tra l’ordine e la responsabilità morale, tra la gerarchia e la responsabilità individuale, tra lo Stato democratico e i diritti dei cittadini molti spesso negati da un’autorità ottusa.

In Italia vi sono – e ancor più vi erano in passato – processi nei quali è molto difficile arrivare a una verità dimostrabile.

Nel caso di Serantini, però, il processo ai responsabili della sua morte per «volontà dello Stato» non si è mai svolto, anzi negli anni si è cercato sempre di manipolare la verità attraverso omissioni colpevoli, silenzi di autorevoli rappresentanti dello Stato che hanno incusso paura e intimidazioni a coloro che sapevano. È la storia di uno Stato che nella sua prassi, nel caso di Serantini come in molti altri casi di «morti di Stato», ha negato i principi stessi affermati dalla sua Carta Costituzionale che garantisce diritti universali e il rispetto della vita umana.

In un’epoca, quella attuale, in cui la comunità sembra aver perso il senso della storia e in cui assistiamo al generale declino di questa dimensione, come ha recentemente ricordato Adriano Prosperi nel suo libro «Un tempo senza storia. La distruzione del passato», noi imperterriti continuiamo a credere che lo sviluppo di una società civile, libera ed uguale, debba necessariamente partire da un’analisi critica della storia

È per questo che noi continuiamo a mantenere in vita la memoria di Franco, i suoi ideali di giustizia e libertà e il suo impegno antifascista, a difendere la verità storica della sua morte anche a fronte dell’assenza di una verità giuridica, e a chiedere con forza che vengano resi pubblici tutti i documenti sul caso posseduti negli archivi dello Stato.

 

Circolo culturale Biblioteca F. Serantini

Associazione amici della Biblioteca F. Serantini

Ghezzano (PI), 16 luglio

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