Politica Estera

Elezioni iraniane, vince il giudice oltranzista Ebrahim Raisi

Il candidato conservatore ed oltranzista Ebrahim Raisi vince le elezioni presidenziali iraniane con il 62% dei voti

Si sono tenute venerdì 18 giugno le elezioni presidenziali della Repubblica islamica iraniana. Le elezioni si sono svolte in un contesto di grave crisi economica, derivante sia dagli effetti della pandemia sul sistema economico sia dalle sanzioni statunitensi, imposte dopo l’uscita unilaterale dall’accordo sul nucleare da parte dell’ex Presidente della Repubblica degli Stati Uniti Donald Trump. Il candidato Ebrahim Raisi, Presidente della Corte Suprema iraniana, massimo organo giudiziario del Paese, vince contro gli altri 6 candidati alla presidenza diventando l’ottavo Presidente della Repubblica islamica. Gli iraniani aventi diritto sono stati circa 60 milioni, di cui solo il 49% si è recato alle urne. Raisi, forte dell’appoggio dell’Ayatollah Khamenei, ottiene il 62% dei consensi: 18 milioni di cittadini iraniani hanno scelto la linea conservatrice. Gli altri candidati di spicco che hanno partecipato alle presidenziali sono: Mohsen Rezai, ex comandante dei Pasdaran, che ha ottenuto l’11,7% dei voti collocandosi al secondo posto; Abdolnasser Hemmati, l’ex governatore della Banca centrale, che con il suo profilo riformista si è attestato intorno all’8,3%; Amirhossein Hashemi-Ghazizadeh, ultimo dei primi quattro che ha ottenuto il 3,4% dei consensi. Le elezioni hanno presentato la più bassa affluenza dalla fondazione della Repubblica islamica nel 1979. Alle ultime presidenziali del 2017, che hanno sancito la riconferma dell’attuale Presidente uscente Hassan Rouhani, l’affluenza è stata del 73%.

Chi è il nuovo presidente dell’iran

Il nuovo Presidente dell’Iran, Ebrahim Raisi, è il Presidente della Corte Suprema iraniana, massimo organo giudiziario del Paese. La lunga carriera giudiziaria di Raisi inizia nel 1981, quando viene nominato Procuratore di Karaj e di Hamadam. Nel 1985 ottiene la nomina di Vice-Procuratore di Teheran, capitale dell’Iran, passa dall’Ufficio Nazionale Ispezioni e dalla Procura Generale fino alla nomina, prerogativa esclusiva della Guida Suprema, a Presidente della Corte Suprema iraniana. Indicato come uno dei responsabili dell’esecuzione dei prigionieri politici iraniani, iniziata nel 1988, per epurare possibili contro-rivoluzioni nella neo-Repubblica islamica fu membro fondatore dei c.d. “comitati del terrore”, organizzazioni che avevano il compito di individuare ed eliminare i nemici del regime. Obiettivi fondamentali erano i Mujaheddin del popolo iraniano, noto anche come Esercito di Liberazione Nazionale dell’Iran, ed un minore numero di prigionieri politici di altre organizzazioni di sinistra come il Tudeh, il Partito Comunista Iraniano. Vicinissimo all’Ayatollah, l’oltranzista Raisi si prepara a guidare la Repubblica islamica.

le reazioni internazionali

Varie le reazioni della comunità internazionale dopo le elezioni di Venerdì. Gli USA, in un comunicato ufficiale, affermano che “sono dispiaciuti che gli iraniani non abbiano potuto partecipare ad un processo elettorale giusto e trasparente” e che nonostante ciò “continueranno i colloqui informali con Teheran per rientrare nell’accordo sul nucleare risalente al 2015”, chiaro monito alla comunità iraniana per quanto riguarda la scelta di Raisi, figura avversa all’ingerenza statunitense negli affari interni della Repubblica islamica. Anche il Presidente russo Vladimir Putin si è espresso sul risultato elettorale, congratulandosi con Raisi auspicando un ulteriore sviluppo della collaborazione bilaterale tra i due paesi: l’alleato ha risposto positivamente alla scelta di Raisi. Durissima la reazione del nuovo Premier israeliano Naftali Bennet, che ha aperto il suo primo consiglio dei ministri condannando fortemente il nuovo Presidente iraniano affermando, in lingua inglese, che tra tutte le persone che poteva scegliere Khamenei, la Guida Suprema, ha scelto “l’impiccatore di Teheran”, riferendosi ai comitati della morte di cui sopra. Dopo l’interregno di 150 giorni al fianco di Rouhani inizierà ufficialmente l’era Raisi per la Repubblica islamica iraniana.

 

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