Politica Estera

10 maggio 1994, Nelson Mandela è Presidente del Sudafrica

Tra il 25 e il 27 aprile 1994 si tennero in Sudafrica le prime elezioni multirazziali della sua storia.
Dopo 350 anni di dominio dei bianchi sui neri, dopo quasi 50 anni di segregazione razziale e di violenze contro la maggioranza nera (nel 1994 in Sudafrica vi erano circa 30 milioni di neri e 5 milioni di bianchi) il partito che aveva guidato la lotta contro l’apartheid, l’African National Congress (ANC), guidato da Nelson Mandela si apprestava a stravincere le elezioni ed a governare il paese.
Nelson Mandela – storico leader – era stato liberato, dopo quasi 27 anni di prigionia, l’11 febbraio 1990 a seguito degli accordi che portarono alla fine del regime dell’apartheid.
Furono quasi 20 milioni i Sudafricani che si recarono al voto, la stragrande maggioranza di loro per la prima volta.
Il 10 maggio 1994 il Parlamento votò la nomina di Nelson Mandela a Presidente del Sudafrica.
A 76 anni, dopo aver passato quasi 27 anni in carcere, Mandela da straordinario leader  si fece carico della difficile – e per certi versi ancora in corso – transizione del Sudafrica. Il suo primo atto fu quello di chiamare alla vice-presidenza il leader del “partito dei bianchi” (National Party), quel Frederick de Klerk che con lui aveva condiviso la fine dell’apartheid e di dichiarare con grande enfasi che il Sudafrica era la nazione dei neri, dei bianchi, degli indiani e dei “coloured”. Un segnale che mise a freno tutte le aspettative di rivincita, quando non di vendetta. Nel corso del sua mandato seppe mantenere unito il paese, creare i presupposti per una crescita straordinaria ed essere un leader africano di grande prestigio e autorevolezza.
E come i grandi che si rispettano, Mandela alla fine del mandato nel 1999, non si ricandidò.

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