1° Maggio: lavorare tutti, lavorare meno
Cultura e Società

1° Maggio: lavorare tutti, lavorare meno

Albert Parsons, americano; George Fielden, immigrato inglese; Oscar Neebe, nato in America di origine tedesca; Adolph Fischer, August Spies, Louis Lingg, Michael Schawb, George Engel, immigrati tedeschi. Oggi è il giorno scelto per ricordare i diritti e le libertà conquistate dai lavoratori di tutto il mondo ma, oggi, è specialmente il giorno per ricordare otto uomini che vennero scelti come vittime di un processo che, nella realtà dei fatti, più che un processo contro autori di crimini fu un processo contro i valori del socialismo, dell’anarchismo e del movimento operaio.

L’ottocento, epoca segnata dalla rivoluzione industriale e dal relativo progresso, quello stesso sviluppo che invece di migliorare la situazione della classe lavoratrice dell’epoca ha contribuito a peggiorarne le condizioni di vita.

Orari di fabbrica estenuanti (dalle 12 alle 16 ore), nessuna garanzia per possibili (e probabili) infortuni sul lavoro, salari irrisori, operai ammassati in quartieri fatiscenti, al massimo un giorno di “ferie” che perlopiù veniva utilizzato per recuperare tutte le energie sprecate durante l’inferno della settimana. Per rispondere a ciò sindacati e movimenti operai iniziarono una lotta contro lo sfruttamento della povera gente costretta a lavorare per il profitto del padrone di turno. In Australia intorno al 1855 si cominciò a sentire uno slogan che ebbe riverbero in tutto il mondo, ossia: “8 ore di lavoro, 8 ore di svago, 8 ore per dormire”.

1° Maggio: lavorare tutti, lavorare meno

Quartiere operaio di Londra

La prima proposta concreta arrivò da Ginevra, ove si riunì la Prima Internazionale. Era settembre 1866: “otto ore come limite legale dell’attività lavorativa”, lo stesso anno, lo Stato dell’Illinois, approvò una legge che introduceva la giornata lavorativa da 8 ore, con evidenti modifiche e limitazioni che compromettevano la piena applicazione. L’entrata in vigore della disposizione era fissata per il 1° Maggio 1867, quel giorno, a Chicago, venne organizzata una manifestazione che contava più di 9000 lavoratori. La lotta continuava.

Nel 1884 la Federation of organized trades and labour unions, Federazione di sindacati statunitensi e canadesi, indico il 1° Maggio la data dal quale gli operai non dovevano più accettare di lavorare per più di otto ore. Il 1° maggio 1886 cadeva di sabato, allora giornata lavorativa, più di 10mila fabbriche degli Stati Uniti e 400mila lavoratori incrociarono le braccia. Nella sola Chicago scioperarono e parteciparono al grande corteo più di 50mila persone. La manifestazione in principio fu pacifica ma con l’andare avanti dei giorni le tensioni si fecero sempre più acute fino a quando il 3 maggio i lavoratori in sciopero si riunirono davanti la fabbrica di macchine agricole McCormik, la polizia, chiamata ad intervenire per sedare i rivoltosi, sparò sulla folla uccidendo 4 persone e ferendone una centinaia. Per protestare contro la brutalità subita, anarchici e socialisti locali organizzarono una manifestazione da tenersi nell’Haymarket Square, piazza che ospitava il mercato delle macchine agricole.

Il 4 maggio durante il presidio in piazza, mentre parlavano i leader dei sindacati, tra cui Spies, Parsons e Fielden, la polizia provò a smembrare la folla, ci furono colluttazioni e qualche sovversivo, di cui non si conobbe l’identità, lanciò una bomba verso le forze dell’ordine; Il poliziotto Mathias J. Degan rimase ucciso. A quel punto gli agenti iniziarono a sparare sulla folla uccidendo un manifestante e ferendo sette di loro sotto fuoco amico.

Il giorno dopo come ritorsione furono arrestati otto leader anarchici e socialisti, accusati di omicidio; si trattava di Albert Parsons, americano, di George Fielden, immigrato inglese, di Oscar Neebe, nato in America da genitori tedeschi, e di cinque immigrati dalla Germania: Adolph Fischer, August Spies, Louis Lingg, Michael Schwab e George Engel. Tre degli imputati erano stati oratori al comizio di Haymarket – di cui tutti ricordavano i toni moderati; altri due non c’erano nemmeno andati, gli ultimi tre avevano lasciato la manifestazione prima dello scoppio della bomba.

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1° Maggio 1886: rivolta di Haymarket

La prima udienza si ebbe a luglio e, nonostante gli sforzi della difesa, l’accusa compì un processo meramente ideologico nei confronti degli otto. Neebe venne condannato a 15 anni di carcere, sebbene nessuna prova certa fosse stata trovata, gli altri 7 furono condannati a morte.

Tre anni dopo a Parigi, durante una riunione della Seconda Internazionale Socialista, si decise di proclamare, in ricordo del massacro di Haymarket, il primo maggio come Festa dei Lavoratori.

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